CfP: Urban Networks Conference in Tallin

Call for Papers: “Urban Networks”, The Second Conference on Baltic Urban History Tallinn, 9-10 October 2015.
Intensity and interaction of various networks seem to be one of the essential characteristics of urbanity. In regard to the analysis of urban history, the references to networks could offer a new perspective, as the term “network” characterises a structure with nodes and connections between them. With regard to the Actor-Network-Theory, the nodes are not treated as static elements but as agents, which establish and transform networks through their actions. Thus, processes and interactions can be described quite efficiently.  Continue reading

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Global Divestment Day and Urban Sustainability

February 14 is the Global Divestment Day – an initiative which a blog about urban changes can’t avoid to point out. During the Global Divestment Day people across six continents demand that governments, universities,  financial and religious institutions stop investing in the industries that are destroying our planet. The fossil fuel industry needs to be delegitimized above all in urban arenas. For more info, visit the website: http://gofossilfree.org and  www.350.org.

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Crowdfunding for the roadmovie “Sarajevo Rewind”

We are glad to forward a crowdfunding call for the roadmovie “Sarajevo Rewind 2014-1914”.

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Memorie di pietra

memoriedipietra_pirettoI totalitarismi del Novecento sono stati quasi integralmente liquidati. Restano tracce architettoniche vistose e magniloquenti, portatrici non solo di storia ma di cultura, spettacolo, mentalità. In questa chiave i contributi qui raccolti affrontano il problema della monumentalità totalitaria e delle sue svariate applicazioni in regimi diversi: nazismo, socialismo (sovietico, jugoslavo, cecoslovacco, cubano, tedesco orientale), fascismo, fino ai momenti più rappresentativi della nostra contemporaneità. Letture, indagini, interpretazioni, illustrate da immagini stupefacenti, che coinvolgono architettura, antropologia, cultura visuale, società.
Gian Piero Piretto insegna Cultura russa e Metodologia della cultura visuale all’Università di Milano. Per la Raffaello Cortina ha pubblicato Gli occhi di Stalin. La cultura visuale sovietica nell’era staliniana (2010).

Contributi di:
| Liza Candidi, ¡Patria o muerte. Venceremos! I monumenti di Cuba e l’immaginario della rivoluzione
| Andrea D’Agostino, La “necessaria solitudine” di due monumenti. L’Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto sotto il fascismo
| Erik Gobetti, Partizanski spomenik. Appunti sulla funzione simbolica dei monumenti partigiani nella Jugoslavia di Tito
| Andrea Pinotti, Antitotalitarismo e antimonumentalità. Un’elettiva affinità
| Elena Pirazzoli, Disumana e quotidiana. La scala monumentale del nazismo
| Gian Piero Piretto, Il monumentale mausoleo sovietico al Treptower Park di Berlino
| Stefano Taiss, Presente! I memoriali del fascismo italiano
| Massimo Tria, Un carro armato sovietico a Praga. Storia semantica e cromatica di un monumento invadente
| Francesco Vietti, Stati di isolamento. Propaganda monumentale nella Repubblica Popolare Socialista d’Albania (1946-1992) e nella Repubblica Popolare Democratica di Corea (1948-2013)
| Luca Zenobi, Reinventare la storia. Monumenti e architettura nella Ddr

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Informal economy

routledge“The Informal Post-Socialist Economy. Embedded Practices and livelihoods”, edited by Jeremy Morris, Abel Polese, Routledge, 2013 (p. 188), has just been published.
Quoting the cover: “From smugglers to entrepreneurs, blue-collar workers and taxi drivers, this book deals with the multitude of characters engaged in informal economic practices in the former socialist regions. Going beyond a conception of informality as opposed to the formal sector, its authors demonstrate the fluid nature of informal transactions straddling the crossroads between illegal, illicit, socially acceptable and symbolically meaningful practices. Their argument is informed by a wide range of case studies, from Central Europe to the Baltics and Central Asia, each of which is constructed around a single informant. Each chapter narrates the story of a composite person or household that was carefully selected or constructed by an author with long-standing ethnographic research experience in the given field site.
Wide in geographical, empirical and theoretical scope, the book uses ethnographic narrative accounts of everyday life to make links between ‘ordinary’ meanings of informality. Challenging reductively economistic perspectives on cross-border trading, undeclared work and other informal activities, the authors illustrate the wide variety of interpretive meanings that people ascribe to such practices. Alongside ‘getting by’ and ‘getting ahead’ in recently marketised societies, these meanings relate to sociality, kinship-ties and solidarity, along with more surprising ‘political’ and moral reasonings.”
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Apocalypse Town. A precious new book

inner-city_baltimor_HankMitchelSegnaliamo un libro molto prezioso per chi si occupa di città e di decrescita: Apocalypse Town. Cronache dalla fine della civiltà urbana di Alessandro Coppola (Laterza, 2012).
“Nel cuore dell’America ci sono città sull’orlo della dissoluzione. Assomigliano, sempre di più, a campagne post-urbane. Un nuovo paesaggio che nella cintura di ruggine – la cosiddetta Rustbelt, che si estende dal Midwest fino a parte del Nordest del paese – è diventato molto comune. Con le fabbriche e i negozi del suburbio abbandonati, distrutte dagli incendi e dalle rivolte razziali degli anni Sessanta e Settanta, da queste città è fuggita più della metà degli abitanti. Lasciandosi alle spalle macerie e popolazioni immiserite, che ogni giorno lottano per la sopravvivenza in un ambiente sempre più ostile. Dalle praterie urbane di Youngstown, dove l’amministrazione comunale si è ormai ridotta a pianificare con zelo l’autodistruzione della città, all’industria del riciclo e della decostruzione di Buffalo, dove attivisti visionari smontano con dovizia e con amore ciò che resta della città; dai deserti alimentari di Detroit e Philadelphia, dove sono scomparsi negozi e supermercati e gli abitanti si organizzano con geniali intraprese agricole, fino alle città come New York che puntano sull’agricoltura urbana, per costruire città più sostenibili grazie a un perfetto metabolismo naturale. Questo è il racconto di territori e popolazioni che non fanno parte delle rappresentazioni consolidate a cui siamo abituati, storie di persone che inventano nuovi modi di vita in ambienti in cui a essersi dissolta – forse per sempre – è la società contemporanea per come la conosciamo.”
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Viaggi, migrazioni, turismo in Albania

ViettiFrancesco_HotelAlbaniaSegnaliamo l’uscita dell’ultimo libro di Francesco Vietti: “Hotel Albania. Viaggi, migrazioni, turismo”, Roma, Carocci, 2012.
Dalla quarta di copertina: “Navi cariche di albanesi solcano il mare. Tuttavia, a distanza di vent’anni, la direzione del loro viaggio è inversa. Se nel 1991 migliaia di profughi approdavano a Bari in cerca di una nuova vita, oggi da quel porto salpano i traghetti su cui gli albanesi residenti in Italia partono per le loro “vacanze al paese”. Un’esperienza che per i giovani di seconda generazione si avvicina a un vero e proprio “turismo delle radici” e che sta rapidamente trasformando numerose località albanesi in centri di turismo balneare e culturale. Il libro ripercorre le molteplici forme di mobilità che hanno coinvolto l’Albania e la costruzione dei diversi immaginari sugli albanesi e degli albanesi sull’estero: dai viaggi dei pittori orientalisti nell’Ottocento alle spedizioni archeologiche fasciste negli anni Trenta del Novecento, dal periodo del “turismo stalinista” sotto il comunismo alla lunga storia di migrazioni interne e di emigrazione che ha portato alla formazione di una diaspora di oltre un milione di persone. La ricerca etnografica, condotta tra l’Italia e diverse città albanesi attraverso una serie di viaggi al seguito di migranti in occasione dei loro rientri estivi, segue gli intrecci tra turismo e migrazioni sulle due sponde dell’Adriatico illustrando i cambiamenti dell’Albania postsocialista e al contempo mettendo in luce un aspetto inedito dell’immigrazione nel nostro paese.”
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