Mosca letteraria. “Prossima fermata Cremlino”

Massimo Maurizio, Prossima fermata Cremlino. Percorsi reali e immaginari nella Mosca letteraria, Bonanno editore, 2011, pp. 192.
Per gentile concessione dell’editore si propone qui un estratto della prefazione.
“L’ispirazione per queste pagine è nata da passeggiate reali e immaginarie per Mosca, dalla volontà di osservare il fluire della sua vita dal punto di vista della sensibilità degli artisti che l’hanno ritratta, rilevando l’armonia della sua struttura e della sua storia nell’affastellarsi di immagini e sensazioni. Le cinque passeggiate proposte in questo saggio tenteranno di sistematizzarle, senza pretendere di esaurire il discorso sullo spazio cittadino moscovita e la complessità delle sue implicazioni letterarie e artistiche. Le pagine che seguono ambiscono semplicemente a presentare un punto di vista sulla città, letta attraverso gli occhi di chi se ne sente parte.
Tra l’acciottolato delle strade di Mosca si conservano le vestigia di almeno tre passati. Il primo rimanda al periodo della “terza Roma” di Ivan Kalita e di Boris Godunov. Il secondo si ricollega all’immagine della città della nuova borghesia dei mercanti, allorché San Pietroburgo fu eletta capitale. Il terzo è il recente passato sovietico che riportò Mosca in auge, rendendola la perla dell’URSS e la protagonista indiscussa del proprio tempo. Quest’ultima ipostasi, la più complessa e sfaccettata, concilia in sé da un lato la follia totalitaria con la disillusione seguita alla fine delle utopie e dall’altro i diversi volti del potere, palese e brutale, come al tempo di Stalin, o timido, lontano dalla ribalta storica, come quello del nocchiero Malenkov. 

Quando Mosca racconta di sé, con i suoi cortili, le sue cupole dorate, le case di sedici piani o i garage maleodoranti, emerge un’immagine diversa da quella della megalopoli della bomba atomica e del PCUS, degli omicidi dei giornalisti e delle squadre speciali che disperdono a forza le manifestazioni. Questa è la faccia della modernità alla quale la città tradizionale serve come mero fondale di scena. Il volto di Mosca è la summa di tante visioni individuali e soggettive, raccolte nell’unica immagine, ideale e astratta, della città. Una passeggiata per uno dei possibili boschi letterari aiuta a svelare queste suggestioni attraverso le pagine e le parole di chi la conosce, la vede e la studia quotidianamente, stando in coda nella metropolitana o nella ressa del centro.

Consapevole dei dibattiti e delle critiche, soprattutto tra gli studiosi russi, nei confronti della definizione di “testo cittadino” (principalmente pietroburghese o moscovita) utilizzerò il termine “testo moscovita” per indicare opere nelle quali il tema della città acquista un valore autonomo e che porta a letture inedite dell’immagine della città stessa. In questo saggio sono presi in esame, con un criterio necessariamente soggettivo, soltanto autori la cui opera problematizza e sviluppa questo tema, senza tenere conto della produzione di coloro per i quali esso assume carattere sporadico. […]”

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