Futuro politico ed etnicità

Ripropongo qui un’utile riflessione di C.S. Maier, che ben sottolinea alcuni aspetti emersi dal nostro incontro torinese: “Nell’età moderna le nazioni erano qualcosa di più che pool di geni; erano comunità stratificate – certo, spesso gerarchiche, con gruppi etnici soggetti e gruppi dominanti. Nondimeno, anche quando erano gerarchiche e stratificate dall’etnicità e dalla classe (come avvenne per la Repubblica americana per tutti gli anni sessanta), esse comprendevano aspirazioni più ampie dell’etnicità. Il crollo del comunismo – e ciò è diventato più chiaro dopo il 1991 – ha comportato non solo il rigetto del totalitarismo e/o il costo dell’inefficienza economica. Secondo me è diventato parte di un più ampio indebolimento di tutte le comunità politiche con aspirazioni pubbliche collettive; e non ha importanza se queste aspirazioni erano obiettivi distorti e repressivi o generosi ed emancipatori nel loro tentativo di estendere l’uguaglianza e le libertà. Io credo che, in realtà, noi stiamo scardinando, insieme agli Stati comunisti, le nazioni occidentali, buttando il bambino nazionale insieme con l’acqua sporca comunista, o facendoli andare a monte entrambi per il venir meno della cultura civica alla fine del secondo millennio dell’era cristiana. In questa condizione, il futuro politico salvabile si riduce all’etnicità e forse, in ultima analisi, persino alla parentela. Naturalmente posso sbagliarmi o la tendenza può subire un’inversione. La fiducia pubblica e la proiezione verso il futuro possono ancora prevalere; Jefferson può ancora prevalere su Calhoun, Mill su Bruke. Ma, almeno per il futuro immediato, quella che trionfa è l’etnicità. E le rivendicazioni etniche sono diventate la moneta corrente della politica, perchè alcune di esse coinvolgono catastrofi del passato. In ogni caso, ottenere dagli altri il rispetto è una versione del riconoscimento nazionale. Va portato rispetto, bisogna scambiare gli ambasciatori, vanno stretti accordi compensativi, vanno ricordate le vittime. Nel crepuscolo delle aspirazioni illuministe verso istituzioni collettive, costruiamo musei alla memoria, alla nostra memoria.”

C. S. Maier, Un eccesso di memoria? Riflessioni sulla storia, la malinconia e la negazione, in “Parolechiave: La memoria e le cose”, Fondazione Basso, Roma, n. 9, 1995 (ed. org. 1993), pp. 40-41.

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