Memorie di pietra

memoriedipietra_pirettoI totalitarismi del Novecento sono stati quasi integralmente liquidati. Restano tracce architettoniche vistose e magniloquenti, portatrici non solo di storia ma di cultura, spettacolo, mentalità. In questa chiave i contributi qui raccolti affrontano il problema della monumentalità totalitaria e delle sue svariate applicazioni in regimi diversi: nazismo, socialismo (sovietico, jugoslavo, cecoslovacco, cubano, tedesco orientale), fascismo, fino ai momenti più rappresentativi della nostra contemporaneità. Letture, indagini, interpretazioni, illustrate da immagini stupefacenti, che coinvolgono architettura, antropologia, cultura visuale, società.
Gian Piero Piretto insegna Cultura russa e Metodologia della cultura visuale all’Università di Milano. Per la Raffaello Cortina ha pubblicato Gli occhi di Stalin. La cultura visuale sovietica nell’era staliniana (2010).

Contributi di:
| Liza Candidi, ¡Patria o muerte. Venceremos! I monumenti di Cuba e l’immaginario della rivoluzione
| Andrea D’Agostino, La “necessaria solitudine” di due monumenti. L’Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto sotto il fascismo
| Erik Gobetti, Partizanski spomenik. Appunti sulla funzione simbolica dei monumenti partigiani nella Jugoslavia di Tito
| Andrea Pinotti, Antitotalitarismo e antimonumentalità. Un’elettiva affinità
| Elena Pirazzoli, Disumana e quotidiana. La scala monumentale del nazismo
| Gian Piero Piretto, Il monumentale mausoleo sovietico al Treptower Park di Berlino
| Stefano Taiss, Presente! I memoriali del fascismo italiano
| Massimo Tria, Un carro armato sovietico a Praga. Storia semantica e cromatica di un monumento invadente
| Francesco Vietti, Stati di isolamento. Propaganda monumentale nella Repubblica Popolare Socialista d’Albania (1946-1992) e nella Repubblica Popolare Democratica di Corea (1948-2013)
| Luca Zenobi, Reinventare la storia. Monumenti e architettura nella Ddr

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Informal economy

routledge“The Informal Post-Socialist Economy. Embedded Practices and livelihoods”, edited by Jeremy Morris, Abel Polese, Routledge, 2013 (p. 188), has just been published.
Quoting the cover: “From smugglers to entrepreneurs, blue-collar workers and taxi drivers, this book deals with the multitude of characters engaged in informal economic practices in the former socialist regions. Going beyond a conception of informality as opposed to the formal sector, its authors demonstrate the fluid nature of informal transactions straddling the crossroads between illegal, illicit, socially acceptable and symbolically meaningful practices. Their argument is informed by a wide range of case studies, from Central Europe to the Baltics and Central Asia, each of which is constructed around a single informant. Each chapter narrates the story of a composite person or household that was carefully selected or constructed by an author with long-standing ethnographic research experience in the given field site.
Wide in geographical, empirical and theoretical scope, the book uses ethnographic narrative accounts of everyday life to make links between ‘ordinary’ meanings of informality. Challenging reductively economistic perspectives on cross-border trading, undeclared work and other informal activities, the authors illustrate the wide variety of interpretive meanings that people ascribe to such practices. Alongside ‘getting by’ and ‘getting ahead’ in recently marketised societies, these meanings relate to sociality, kinship-ties and solidarity, along with more surprising ‘political’ and moral reasonings.”
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Apocalypse Town. A precious new book

inner-city_baltimor_HankMitchelSegnaliamo un libro molto prezioso per chi si occupa di città e di decrescita: Apocalypse Town. Cronache dalla fine della civiltà urbana di Alessandro Coppola (Laterza, 2012).
“Nel cuore dell’America ci sono città sull’orlo della dissoluzione. Assomigliano, sempre di più, a campagne post-urbane. Un nuovo paesaggio che nella cintura di ruggine – la cosiddetta Rustbelt, che si estende dal Midwest fino a parte del Nordest del paese – è diventato molto comune. Con le fabbriche e i negozi del suburbio abbandonati, distrutte dagli incendi e dalle rivolte razziali degli anni Sessanta e Settanta, da queste città è fuggita più della metà degli abitanti. Lasciandosi alle spalle macerie e popolazioni immiserite, che ogni giorno lottano per la sopravvivenza in un ambiente sempre più ostile. Dalle praterie urbane di Youngstown, dove l’amministrazione comunale si è ormai ridotta a pianificare con zelo l’autodistruzione della città, all’industria del riciclo e della decostruzione di Buffalo, dove attivisti visionari smontano con dovizia e con amore ciò che resta della città; dai deserti alimentari di Detroit e Philadelphia, dove sono scomparsi negozi e supermercati e gli abitanti si organizzano con geniali intraprese agricole, fino alle città come New York che puntano sull’agricoltura urbana, per costruire città più sostenibili grazie a un perfetto metabolismo naturale. Questo è il racconto di territori e popolazioni che non fanno parte delle rappresentazioni consolidate a cui siamo abituati, storie di persone che inventano nuovi modi di vita in ambienti in cui a essersi dissolta – forse per sempre – è la società contemporanea per come la conosciamo.”
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Viaggi, migrazioni, turismo in Albania

ViettiFrancesco_HotelAlbaniaSegnaliamo l’uscita dell’ultimo libro di Francesco Vietti: “Hotel Albania. Viaggi, migrazioni, turismo”, Roma, Carocci, 2012.
Dalla quarta di copertina: “Navi cariche di albanesi solcano il mare. Tuttavia, a distanza di vent’anni, la direzione del loro viaggio è inversa. Se nel 1991 migliaia di profughi approdavano a Bari in cerca di una nuova vita, oggi da quel porto salpano i traghetti su cui gli albanesi residenti in Italia partono per le loro “vacanze al paese”. Un’esperienza che per i giovani di seconda generazione si avvicina a un vero e proprio “turismo delle radici” e che sta rapidamente trasformando numerose località albanesi in centri di turismo balneare e culturale. Il libro ripercorre le molteplici forme di mobilità che hanno coinvolto l’Albania e la costruzione dei diversi immaginari sugli albanesi e degli albanesi sull’estero: dai viaggi dei pittori orientalisti nell’Ottocento alle spedizioni archeologiche fasciste negli anni Trenta del Novecento, dal periodo del “turismo stalinista” sotto il comunismo alla lunga storia di migrazioni interne e di emigrazione che ha portato alla formazione di una diaspora di oltre un milione di persone. La ricerca etnografica, condotta tra l’Italia e diverse città albanesi attraverso una serie di viaggi al seguito di migranti in occasione dei loro rientri estivi, segue gli intrecci tra turismo e migrazioni sulle due sponde dell’Adriatico illustrando i cambiamenti dell’Albania postsocialista e al contempo mettendo in luce un aspetto inedito dell’immigrazione nel nostro paese.”
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Writing the city. Urban and street art

826-9 copertinaWe would like to inform that the book Writing the city. Graffitismo, immaginario urbano e street art edited by Roberto Mastroianni has just been published.
Urban writing is here analyzed from different viewpoints. Philosophical and semiotic approaches, art-historical and art-critical, as well as political and juridical perspectives examine the urban writing process and its development in street art and post-graffitism.
A special part is dedicated to the urban writing politics of the city of Turin with the experiment of PicTurin and MurArte.
The authors are: Emiliano Battistini, Omar Calabrese, Gaetano Chiurazzi, Clara Cibrario Assereto, Martina Corgnati, Renato Galbusera, Massimo Leone, Federica Martini, Marco Mondino, Francesco Poli, Roberto Salizzoni, Cecilia Santambrogio, Elsa Soro, Simona Stano, Federica Turco, Ugo Volli, Nayden Yotov.
Some texts are also available in English. Find more here.

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Tourism and urban changes

Seminar on “Tourism and urban changes”, Turin, 17 June 2013,
Dipartimento Culture, Politica e Società.
Here you find the program.

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Memorie della Berlino post-socialista

Vi segnaliamo che è appena uscito il volume
Spazi di memoria nella Berlino post-socialista 
di Liza Candidi T.C. (Mimesis, Milano, 2012, p. 348).

memoria_candidi_lizaA quasi un quarto di secolo dalla caduta del Muro l’eredità della Repubblica Democratica Tedesca pone problemi identitari e politici tuttora irrisolti, che si riflettono in maniera paradigmatica nelle contraddizioni della nuova Berlino. Questo studio esplora le diverse espressioni di memoria della DDR presenti nella capitale, i loro sviluppi e le modalità di relazione reciproca. Le dinamiche della memoria pubblica istituzionale vengono messe a confronto con le strategie individuali del ricordo, portando alla luce fragili meccanismi di costruzione del passato. Indagini condotte con un originale approccio multidisciplinare esaminano le tracce urbane, le rappresentazioni museali e mediatiche, le immagini storiografiche e private della DDR all’interno di una città in continuo fermento. Un viaggio nel cuore cicatrizzato della Berlino unita, attraverso gli occhi dei suoi protagonisti.
say it in English, please!
A quarter-century after the fall of the Wall the heritage of the German Democratic Republic still raises unsolved identity and political problems, which are paradigmatically reflected in the contradictions of the new Berlin. This study explores the different expressions of memory of the GDR in the capital city, their changes and reciprocal relationships. The dynamics of the public institutional memory have been compared with the individual strategies of remembering, bringing fragile mechanisms of the construction of the past to light.
Investigations, conducted with an original multidisciplinary approach, examine the urban traces, the museal and mediatic representations, the historiographical and private images of the GDR within a city, which is continuously fermenting. A journey in the cicatrized heart of the united Berlin through the eyes of its protagonists.

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